Quarantacinque anni.
A scriverlo sembra poco, ma dentro quei quarantacinque anni ci sono vite intere, sogni, errori, tentativi, vittorie e qualche inevitabile ferita.
Quando penso a cosa sia stata davvero la SOMET per me, non mi vengono in mente i bilanci, le riunioni, ma i volti. Quelli di chi ci ha creduto insieme a noi, quando tutto era ancora da costruire.
Ricordo i primi giorni nei cantieri, le mani sporche e le idee pulite. Non avevamo molto, ma avevamo la convinzione che si potesse fare: che un gruppo di persone, unite dalla stessa ostinazione, potesse creare qualcosa che restasse. E così è stato.
Ogni scavo, ogni progetto, ogni traguardo raggiunto è stato un passo dentro una storia collettiva — una storia fatta di fiducia reciproca e di rispetto per il lavoro.
Oggi, quando guardo indietro, vedo la SOMET come un grande telaio.
Un telaio che in quarantacinque anni ha intrecciato fili diversi: la passione, la competenza, la curiosità, e quel senso di famiglia che non abbiamo mai voluto perdere, neppure nei momenti più difficili.
Abbiamo vissuto cambiamenti enormi — tecnologici, economici, culturali — ma la sostanza non è mai mutata: l’idea che dietro ogni scelta ci siano le persone, e che senza le persone non esista nessuna azienda.
Forse il segreto è stato proprio questo: non dimenticare mai da dove siamo partiti.
La SOMET non è solo il nome su un’insegna o un logo inciso sul metallo. È la somma di chi ci ha messo il cuore, di chi ha creduto che la qualità non fosse una parola da catalogo ma un modo di vivere il proprio mestiere.
Oggi consegno questa storia a tutti voi che l’avete scritta con me, con la speranza che si continui a scriverne nuove pagine — diverse, certo, ma animate dallo stesso spirito.
Perché se c’è una cosa che ho imparato, è che le aziende non invecchiano: cambiano forma, si trasformano, ma finché qualcuno ci crede davvero, restano vive.
E così chiudo queste righe con gratitudine.
Per la mia famiglia, per i miei soci, per i nostri collaboratori, per i clienti che ci hanno dato fiducia.
E per quella scintilla iniziale che, ancora oggi, sento dentro di me: la voglia di costruire qualcosa che duri, che abbia senso, che lasci un segno.
Il filo continua a scorrere.
E chissà quali nuovi intrecci porterà il tempo.
5 dicembre 2025
Alberto Pippione
